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CURIOSITA’ SUI PUFF QUILTS

Visto che abbiamo recentemente realizzato un puff quilt collettivo per la manifestazione Total Pink di Faenza, svoltasi in occasione della Festa della Mamma 2013, mi pare simpatico raccontare qualche curiosità sulla storia di questo particolare tipo di patchwork.

MuffinIl puff o biscuit quilt (che per la sua forma abbiamo affettuosamente ribattezzato “quilt a ravioli”) ebbe particolare diffusione in Inghilterra nell’epoca vittoriana, e la sua età dell’oro si colloca proprio nella seconda metà dell’Ottocento. Allora lo si realizzava a scopo eminentemente decorativo, con tessuti pregiati, come velluto, raso e seta, ideali per creare eleganti cuscini con cui abbellire i divani dei salotti. I singoli puff di cui era composto il quilt potevano essere disposti casualmente oppure seguendo uno schema tipo log cabin o anello concentrico.

Difficilmente simili manufatti venivano utilizzati come trapunta o coperta da letto, perché l’imbottitura con lana o cotone li rendeva troppo pesanti e gibbosi per essere comodi: dormirci sotto era decisamente poco confortevole. Improbabile anche che venissero adibiti a tappeti: erano troppo pieni di bozze per risultare adatti a questo tipo di uso.

La tecnica dei puff quilts conobbe poi un certo revival negli anni Settanta, quando la filosofia hippy predicava fra l’altro il rispetto della natura ed il riciclo dei materiali: forse proprio per questo le Figlie dei Fiori allora amavano confezionare dei biscuit quilts imbottendoli con le calze di nylon smagliate. Anche in questo caso la pesantezza e l’aspetto “a gobba di cammello” ne sconsigliava l’impiego come trapunta. Probabilmente le ragazze di allora se ne servivano per creare delle borse o dei pannelli decorativi da appendere alle pareti. 

Soltanto con l’avvento dell’imbottitura di poliestere, soffice e vaporosa, i biscuit quilts hanno trovato una loro ideale destinazione come deliziose copertine da neonato e da bambino.

(La coperta nella foto è stata realizzzata da Graziella Manetti).

                                                                                                           Manuela Mantegazza

 

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 (copertina realizzata dal nostro gruppo per “Benedetta”)