Archivio di maggio 2013

TUTORIAL BISCUIT

Dopo aver confezionato la “deliziosa” seduta per la nostra panchina per Total Pink -Faenza ed aver preparato la” dolce” copertina per una dolce bimba vi postiamo il tutorial , elaborato da Adriana e Lidia , per eseguire questi simpatici raviolini , biscuit o puff quilts.

PER OGNI BISCUIT  

Tagliare nella stoffa superiore ROSA un quadrato da   6 pollici – o da 15 centimetri (per chi lavora in cm.)

Tagliare nella stoffa inferiore – colore a scelta -  un quadrato da   5 pollici – o da 13 centimetri (per chi lavora in cm.)

Cucire con piedino da 6 millimetri (piedino per patchwork) – chi non l’avesse stia un pochino piu’ scarso del solito piedino italiano da 7,5 millimetri -

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Unire i due quadrati diritto contro diritto facendo combaciare gli spigoli e fissandoli con uno spillo

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 formare ora delle pieghine al centro di ogni lato– se possibile tutte nello stesso verso – appiattendo la stoffa eccedente e fissando con uno spillo

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 cucire tutto intorno partendo da una pieghina e fermandoci dopo l’angolo ad essa vicino in modo da lasciare uno spazio per rivoltare e imbottire – ricordarsi di fissare bene sia l’inizio che la fine della cucitura

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 Rivoltare il biscuit e imbottire – cucire l’apertura con piccoli punti

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Per quanto riguarda l’imbottitura è l’occasione giusta per utilizzare tutti quegli avanzi che abbiamo in casa e che ci spiace buttare via.

Buon lavoro !!!

 

 

CURIOSITA’ SUI PUFF QUILTS

Visto che abbiamo recentemente realizzato un puff quilt collettivo per la manifestazione Total Pink di Faenza, svoltasi in occasione della Festa della Mamma 2013, mi pare simpatico raccontare qualche curiosità sulla storia di questo particolare tipo di patchwork.

MuffinIl puff o biscuit quilt (che per la sua forma abbiamo affettuosamente ribattezzato “quilt a ravioli”) ebbe particolare diffusione in Inghilterra nell’epoca vittoriana, e la sua età dell’oro si colloca proprio nella seconda metà dell’Ottocento. Allora lo si realizzava a scopo eminentemente decorativo, con tessuti pregiati, come velluto, raso e seta, ideali per creare eleganti cuscini con cui abbellire i divani dei salotti. I singoli puff di cui era composto il quilt potevano essere disposti casualmente oppure seguendo uno schema tipo log cabin o anello concentrico.

Difficilmente simili manufatti venivano utilizzati come trapunta o coperta da letto, perché l’imbottitura con lana o cotone li rendeva troppo pesanti e gibbosi per essere comodi: dormirci sotto era decisamente poco confortevole. Improbabile anche che venissero adibiti a tappeti: erano troppo pieni di bozze per risultare adatti a questo tipo di uso.

La tecnica dei puff quilts conobbe poi un certo revival negli anni Settanta, quando la filosofia hippy predicava fra l’altro il rispetto della natura ed il riciclo dei materiali: forse proprio per questo le Figlie dei Fiori allora amavano confezionare dei biscuit quilts imbottendoli con le calze di nylon smagliate. Anche in questo caso la pesantezza e l’aspetto “a gobba di cammello” ne sconsigliava l’impiego come trapunta. Probabilmente le ragazze di allora se ne servivano per creare delle borse o dei pannelli decorativi da appendere alle pareti. 

Soltanto con l’avvento dell’imbottitura di poliestere, soffice e vaporosa, i biscuit quilts hanno trovato una loro ideale destinazione come deliziose copertine da neonato e da bambino.

(La coperta nella foto è stata realizzzata da Graziella Manetti).

                                                                                                           Manuela Mantegazza

 

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 (copertina realizzata dal nostro gruppo per “Benedetta”)

 

 

 

Total Pink

 

Una nuova e simpatica esperienza

volantinoLo scorso febbraio, curiosando in rete, ho scoperto una simpatica manifestazione dal nome Total Pink, organizzata dal gruppo Knitting Relay di Faenza, progetto in rosa pensato dalle donne per le donne nelle diverse realtà sociali coinvolgendo gruppi, associazioni e singole persone con il solo intento di diffondere e condividere la passione per l’arte tessile.

Il progetto prevedeva la realizzazione di tante “pezze” di colore rosa per rivestire elementi urbani siti nel cuore della città di Faenza.

Entusiasta ne ho parlato in associazione dove ho trovato tutte d’accordo nella realizzazione di un nostro manufatto per l’evento.

L’elemento da rivestire a noi assegnato: una bella panchina in corso Beccarini, davanti allo splendido  museo della ceramica.

Adriana ha proposto di confezionare un morbido materassino per la seduta con la tecnica biscuit… ed il nostro lavoro è partito, pian piano, coinvolgendo ciascuna di noi in questa piacevole attività. Abbiamo preparato più di un centinaio di “dolci” biscuits nelle varie tonalità del rosa… belli, soffici ed allegri.

 

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La nostra panchina a metà aprile era pronta per essere consegnata, con grande soddisfazione di tutte noi.

 

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Grande ammirazione all’arrivo al museo della ceramica dove Graziella, gentilmente, l’aveva recapitata di persona.

La manifestazione Total Pink si è svolta ieri, 12 maggio, in coincidenza con la festa della mamma. Come sempre, curiosa, non ho resistito alla tentazione di parteciparvi. Non avevo mai assistito ad un evento del genere e soprattutto volevo ammirare le svariate tecniche usate per rivestire di rosa il centro cittadino. E ne sono rimasta sorpresa…

Ho dato una mano a cucire e collocare alcune pezze rendendomi conto, così, dell’incredibile coinvolgimento di persone da ogni parte d’Italia, d’Europa e  dal mondo intero… un coinvolgimento impensato anche per le simpatiche ed entusiaste organizzatrici dell’ evento: Mariapia, Andrea e Lauraluna.

 

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La giornata, dopo il brusco temporale notturno, è stata piacevolmente calda e soleggiata e ricca di colore e… calore !!!  

Durante la mattinata la città si è tinta, a poco a poco, di mille sfumature di rosa, si è rivestita di originali  creazioni  sorprendenti, ognuna unica nel suo genere dove ogni partecipante ha avuto modo di esprimersi liberamente, dando sfogo alla propria creatività. Modi di creare diversi, incredibili e straordinari, diversi i materiali usati: lane, cotoni, carta, stoffa e tanto altro.  
Una fantasmagorica mostra a cielo aperto !!!

 

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(foto dalla pagina Facebook di Knitting Relay)

La nostra “deliziosa” (l’aggettivo più usato nei commenti) panchina ha riscosso uno strepitoso successo. Nella sua veste allegra e colorata e con il suo aspetto soffice ed accogliente è diventata un’attrazione irresistibile per grandi e piccini che hanno ceduto alla piacevole tentazione di sedersi e farsi fotografare, rilassati, sul suo morbido cuscino.

 

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Le pezze inviate per l’evento, compresa la nostra panchina, saranno esposte in altre mostre future e quindi regalate ad associazioni di volontariato o realtà che ne avranno bisogno od esposte per una vendita di beneficenza.

Grazie Knitting Relay per questo splendido progetto, l’organizzazione dell’evento e le tante belle emozioni che ci avete regalato.

Luisella

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LA GUGLIA E LA GUGGIADA A VERONA TESSILE UNA FANTASMAGORIA DI FORME E DI COLORI

Nell’ambito della manifestazione Verona Tessile, la nostra associazione ha esposto una selezione delle opere realizzate dalle socie presso la Biblioteca Civica, in pieno centro storico

L’onore della vetrina è toccato a Voglia d’autunno di Rita Zivardi, piacevolmente giocato sulle geometrie del verde, e drappeggiato sopra un tavolino in maniera tanto civettuola da invogliare i passanti a fermarsi per osservare, e a Stella di Betlemme, una monocromia viola di Patrizia Gozzini, dove le sfumature sapientemente calibrate donano al motivo un accenno di tridimensionalità, accentuato dalla tonalità neutra dello sfondo.

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All’ingresso della mostra vera e propria invece spiccava il sontuoso Cina di Angela Rotondaro: su un fondo scuro, come i mobili di lacca nera, si stagliano medaglioni con delicate rappresentazioni di crisantemi, peonie ed altri fiori amati in Estremo Oriente, che paiono rincorrersi spinti dalla brezza. Stupefacenti i tenui ricami eseguiti a mano su tutto il bordo, simili a lievissime miniature

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All’estremità opposta del salone, simmetricamente disposti ai lati di una grande porta a vetro, due patchwork che si rifanno ai differenti cromatismi del Continente Nero.

Africa, di Lidia Stel, è tutto imperniato sui toni smorzati degli ocra, dei bruni e dei sabbia, tipici dei pigmenti minerali e vegetali utilizzati nell’arte tribale indigena.

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Vivacissimo invece La mia Africa, di Manuela Mantegazza, che punta sui contrasti e sulle tinte decise, utilizzate a piene mani quando sul suolo africano arrivarono i primi coloranti chimici, che venivano usati puri, senza miscelarli l’uno con l’altro.

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Un tripudio di colori scaturiscono da Esprit d’éternité, lo splendido lavoro realizzato da Cecilia Brenna: un cielo costellato da una miriade di stelle, una diversa dall’altra, con al centro un medaglione ispirato a un celebre dipinto di Klimt sulle tre età della vita. A imperituro ricordo di un’artista che se ne è andata per sempre.

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Il tema del firmamento ricorre anche in …e le stelle stanno a guardare di Manuela Mantegazza, in cui il tradizionale motivo delle stelle dell’amicizia viene rivisitato in seta. Sul fondo in taffetas blu notte spiccano i vividi colori degli astri, mentre il movimento dei raggi viene ripreso nel bordo a dente di sega. 

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Stelle a fiori colpiscono gli occhi in Caleidoscopio rosa di Lidia Stel, che sfrutta la tecnica detta appunto “caleidoscopio” per sottolineare la rigogliosa esuberanza di un rosaio in primavera.

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Focalizzati sulla tecnica del boutis sono i due lavori di Agata Bernard, Tovaglia e Memoria, in cui il minuzioso lavoro d’ago e la leggera imbottitura conferiscono uno spessore naturalistico all’intero soggetto.

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Log cabin di Oriana Simeon interpreta in chiave moderna un grande classico, movimentato da un’allegra tricromia di verde, blu e bianco con tocchi di rosso vivo.

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Bagliori di bronzo rifulgono dalle girandole in rilievo di Vento del nord di Adriana Crivelli, che predilige il tono su tono impreziosito da un tessuto con riflessi metallizzati, che accalappiano lo sguardo. 

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La tecnica Baltimora trionfa in due opere di Graziella Manetti, Giardino di primavera e Bouquets vittoriani, in cui la grazia floreale dei cestini e dei ramages sottintende una minuzia tecnica ed una maestria nell’esecuzione dell’appliqué a mano difficilmente eguagliabili.

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In Flanella di Carla Fagetti il motivo dello square dance risulta quasi ammorbidito dalla scelta di un tessuto delicatamente opaco, che appare ancor più ingentilito dalla sovrapposizione quasi casuale di motivi floreali applicati a mano. 

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Una significativa rassegna di 12 blocchi classici, assemblati artisticamente in Sampler di Marinella Re, dà valore e rende giustizia ai motivi della tradizione, che costituiscono tuttora la base del patchwork.

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Decisamente contemporanea invece l’opera Silence is golden, dei DAMSS, costituita da un intreccio di filamenti policromi e scintillanti, la cui forma finale appare quasi un connubio fra rami di corallo e conchiglie di madreperla.

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Una citazione a parte merita poi l’imponente installazione contemporanea Merging Nature, dei DAMSS (acronimo di Daniela Arnoldi-Marco Sarzi Sartori), applicata sul porticato esterno della Loggia dei Barbaro e costituita da centinaia di strisce di plastica, ravvivate dalla luminosità di infinite tessere di stoffe multicolori distribuite nel corpo dell’opera. Fluttuando ad ogni soffio di vento, ricordano la fragilità, effimera ma nello stesso tempo imperitura, della creazione artistica

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 scritto da Manuela Mantegazza

foto di Daniela Arnoldi