LA GUGLIA E LA GUGGIADA A VERONA TESSILE UNA FANTASMAGORIA DI FORME E DI COLORI

Nell’ambito della manifestazione Verona Tessile, la nostra associazione ha esposto una selezione delle opere realizzate dalle socie presso la Biblioteca Civica, in pieno centro storico

L’onore della vetrina è toccato a Voglia d’autunno di Rita Zivardi, piacevolmente giocato sulle geometrie del verde, e drappeggiato sopra un tavolino in maniera tanto civettuola da invogliare i passanti a fermarsi per osservare, e a Stella di Betlemme, una monocromia viola di Patrizia Gozzini, dove le sfumature sapientemente calibrate donano al motivo un accenno di tridimensionalità, accentuato dalla tonalità neutra dello sfondo.

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All’ingresso della mostra vera e propria invece spiccava il sontuoso Cina di Angela Rotondaro: su un fondo scuro, come i mobili di lacca nera, si stagliano medaglioni con delicate rappresentazioni di crisantemi, peonie ed altri fiori amati in Estremo Oriente, che paiono rincorrersi spinti dalla brezza. Stupefacenti i tenui ricami eseguiti a mano su tutto il bordo, simili a lievissime miniature

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All’estremità opposta del salone, simmetricamente disposti ai lati di una grande porta a vetro, due patchwork che si rifanno ai differenti cromatismi del Continente Nero.

Africa, di Lidia Stel, è tutto imperniato sui toni smorzati degli ocra, dei bruni e dei sabbia, tipici dei pigmenti minerali e vegetali utilizzati nell’arte tribale indigena.

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Vivacissimo invece La mia Africa, di Manuela Mantegazza, che punta sui contrasti e sulle tinte decise, utilizzate a piene mani quando sul suolo africano arrivarono i primi coloranti chimici, che venivano usati puri, senza miscelarli l’uno con l’altro.

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Un tripudio di colori scaturiscono da Esprit d’éternité, lo splendido lavoro realizzato da Cecilia Brenna: un cielo costellato da una miriade di stelle, una diversa dall’altra, con al centro un medaglione ispirato a un celebre dipinto di Klimt sulle tre età della vita. A imperituro ricordo di un’artista che se ne è andata per sempre.

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Il tema del firmamento ricorre anche in …e le stelle stanno a guardare di Manuela Mantegazza, in cui il tradizionale motivo delle stelle dell’amicizia viene rivisitato in seta. Sul fondo in taffetas blu notte spiccano i vividi colori degli astri, mentre il movimento dei raggi viene ripreso nel bordo a dente di sega. 

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Stelle a fiori colpiscono gli occhi in Caleidoscopio rosa di Lidia Stel, che sfrutta la tecnica detta appunto “caleidoscopio” per sottolineare la rigogliosa esuberanza di un rosaio in primavera.

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Focalizzati sulla tecnica del boutis sono i due lavori di Agata Bernard, Tovaglia e Memoria, in cui il minuzioso lavoro d’ago e la leggera imbottitura conferiscono uno spessore naturalistico all’intero soggetto.

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Log cabin di Oriana Simeon interpreta in chiave moderna un grande classico, movimentato da un’allegra tricromia di verde, blu e bianco con tocchi di rosso vivo.

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Bagliori di bronzo rifulgono dalle girandole in rilievo di Vento del nord di Adriana Crivelli, che predilige il tono su tono impreziosito da un tessuto con riflessi metallizzati, che accalappiano lo sguardo. 

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La tecnica Baltimora trionfa in due opere di Graziella Manetti, Giardino di primavera e Bouquets vittoriani, in cui la grazia floreale dei cestini e dei ramages sottintende una minuzia tecnica ed una maestria nell’esecuzione dell’appliqué a mano difficilmente eguagliabili.

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In Flanella di Carla Fagetti il motivo dello square dance risulta quasi ammorbidito dalla scelta di un tessuto delicatamente opaco, che appare ancor più ingentilito dalla sovrapposizione quasi casuale di motivi floreali applicati a mano. 

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Una significativa rassegna di 12 blocchi classici, assemblati artisticamente in Sampler di Marinella Re, dà valore e rende giustizia ai motivi della tradizione, che costituiscono tuttora la base del patchwork.

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Decisamente contemporanea invece l’opera Silence is golden, dei DAMSS, costituita da un intreccio di filamenti policromi e scintillanti, la cui forma finale appare quasi un connubio fra rami di corallo e conchiglie di madreperla.

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Una citazione a parte merita poi l’imponente installazione contemporanea Merging Nature, dei DAMSS (acronimo di Daniela Arnoldi-Marco Sarzi Sartori), applicata sul porticato esterno della Loggia dei Barbaro e costituita da centinaia di strisce di plastica, ravvivate dalla luminosità di infinite tessere di stoffe multicolori distribuite nel corpo dell’opera. Fluttuando ad ogni soffio di vento, ricordano la fragilità, effimera ma nello stesso tempo imperitura, della creazione artistica

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 scritto da Manuela Mantegazza

foto di Daniela Arnoldi

 

 

 

 

 

 

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